Passeggiata: Palermo stregata – domenica 28 novembre 2021

Palermo non è solo una città caratterizzata da una particolarissima luce, ma possiede un misterioso cuore di tenebra che ha origine antiche. Un aspetto di questa anima tenebrosa è legata al periodo della Controriforma, e dell’ Inquisizione spagnola, anni in cui la città pullulava di perseguitati e di persecutori, uomini che si contendevano lo scenario in mezzo alla folla degli astanti. L’associazione culturale Siciliandostyle vi invita a partecipare a una nuova e passeggiata che avrà come tema i fatti, le vicende e i luoghi degli anni della Controriforma. L’itinerario, curato dal professore Emanuele Drago e teatralizzato da Barbara Mazzola, si addentrerà e narrerà le vicende che hanno riguardato eretici e megere, svelandoci una Palermo inedita e stregata che i graffiti dello Steri rendono carica di fascino. Il raduno della passeggiata avrà luogo davanti alla Villa Giulia Palermo alle ore 09 e 30 e si concluderà, dopo circa due ore, davanti Porta Felice. Il prezzo della passeggiata è di 12 euro a persona (associati)  16 euro a persona (non associati) 
Per prenotare inviare una email a SiciliandoStyle@gmail.com o in alternativa scrivere al numero whapp +393661332786.
Si raccomanda, nel pieno rispetto delle normative anti COVID,  di indossare sempre la mascherina e di munirsi di Green pass (per garantire il distanziamento verranno forniti radio auricolari sanificati)9
La passeggiata prevede la visita di due interni: le carceri filippine dello Steri e l’oratorio dei Bianchi.

Sulle tracce del Kemonia. 7 novembre ‘21 – sorprendente passeggiata

L’associazione culturale Siciliandostyle vi invita a partecipare a una nuova e sorprendente passeggiata, il 7 novembre, che ricalcando l’ansa dell’antico torrente del Kemonia, vi farà scoprire storie e angoli inediti della Palermo che fu; scorci suggestivi che verranno impreziositi dai racconti del prof. Emanuele Drago e dalle originali teatralizzazioni di Barbara Mazzola.
Il raduno della passeggiata avrà luogo presso la Cattedrale di Palermo il 7 novembre alle ore 09 e 30 e si concluderà, dopo circa due ore in piazza Borsa. Il costo della passeggiata è di 13 euro (10 per gli associati) Per prenotare inviare una email a SiciliandoStyle@gmail.com o in alternativa scrivere al numero whapp +393661332786.
Si raccomanda nel pieno rispetto delle normative anti COVID di indossare sempre la mascherina (per garantire il distanziamento verranno forniti radioauricolari sanificati)
La passeggiata prevede la visita di due interni.

Via del Bastione
Via Porta di Castro
Piazzetta Tedeschi
Via Mongitore
Via mura di sant’Agata
Piazza Carmine
Via del Bosco
Via Divisi
Via Alloro
Piazza Borsa

10 ottobre 2021 – Siciliando in tour. A Santo Stefano Quisquina un viaggio tra storia, arte, fede: l’Eremo di Santa Rosalia e il Teatro Andromeda

Ancora una volta un angolo di Sicilia che l’associazione Siciliandostyle propone per un nuovo Siciliando in tour. Il 10 ottobre a Santo Stefano Quisquina un viaggio tra storia, arte, fede con due tappe principali.

La prima, presso l’Eremo di Santa Rosalia, lì dove una giovanissima Santa Rosalia si rifugia, nel fitto bosco della Quisquina, all’interno di una minuscola grotta per dodici lunghi anni. Attorno quella grotta, nasce e cresce nei secoli l’eremo, oggi oasi di pace e bellezza.

La seconda, presso il Teatro Andromeda, opera di Lorenzo Reina, a mille metri sui monti Sicani. Un teatro che ha per tetto il cielo e le stelle della costellazione di Andromeda, 108 in tutto, lo stesso numero dei posti a sedere collocati rispettando la posizione delle stelle in cielo. Un teatro all’interno di un grande parco ispirato all’arte e alla natura, un museo a cielo aperto. 

Di seguito il programma dettagliato dell’evento realizzato nel pieno rispetto della vigente normativa anti Covid19. 

Adesione entro martedì 5 Ottobre. 

Quota di partecipazione: euro 45,00 per iscritti all’associazione, euro 55,00 con rilascio tessera con validità annuale, euro 60,00 senza tessera associativa.

PROGRAMMA

07,30 – partenza in pullman da Trapani 

08,30 – Piazzale Giotto Palermo

10,30 – arrivo previsto a Santo Stefano di Quisquina              

Degustazione prodotti tipici             

Visita Eremo di Santa Rosalia

12,00 – trasferimento a Santo Stefano Quisquina per visita centro storico 

13,00 – trasferimento per il pranzo presso agriturismo SERRA MONETA

15,30 – trasferimento al Teatro Andromeda

17,30 – ritorno

20,00 – arrivo a Palermo piazzale Giotto

21,00 – arrivo a Trapani

Teatro Biondo stagione 2021-2022

  LE CONVENZIONI 🔝 DI SICILIANDO 
Cari amici di Siciliando , abbiamo il piacere di presentarvi la nuova convenzione che abbiamo recentemente sottoscritto con il Teatro 🎭 Biondo di Palermo.
Ai nostri soci dietro presentazione di numero di tessera è stata dedicata una proposta esclusiva per l’acquisto dell’abbonamento.
Facendo pervenire il vostro nome, cognome e recapito telefonico, direttamente alla ns. Associazione tramite il numero wapp di Siciliando ( +39 366 133 2786 ) o inviando una e mail a SiciliandoStyle@gmail.com verrete ricontattati direttamente dall’ufficio marketing del teatro e potrete  fare direttamente l’abbonamento anche telefonicamente, con bonifico senza dovervi recare presso il teatro, senza dover fare file e attese.
Con il raggiungimento dei 20 abbonamenti, oltre al prezzo ridotto indicato negli allegati depliant avrete omaggiato uno spettacolo in sala grande dal valore di 27,00 euro.
AffrettateVi offerta valida fino a giorno 07/10/2021.
Team di Siciliando
“Dis-orientamento”
Il teatro è un servizio sociale, come diceva Giorgio Strehler, e noi siamo convinti di questo: abbiamo bisogno di avere più strumenti per dare delle risposte adeguate a questa nostra società. Abbiamo tanto bisogno di poesia e di sederci ad ascoltare dei racconti di uomini, fatti da uomini per altri uomini. Vi auguro un buon anno teatrale”.
Pamela Villoresi
Al link sotto la presentazione di Pamela Villoresi della stagione teatrale 2021/22

https://youtu.be/EHgfG4SCh-E

Hansa world championship 2021 – a Palermo dal 2 al 9 ottobre

SICILIANDO PRESENTE ALLA MANIFESTAZIONE
(Ringraziamo il Presidente della Lega Navale Giuseppe Tisci , il direttivo e Anna Agnello per il coinvolgimento)

Di seguito qualche notizia e a brevissimo il programma completo.

Dal 2 al 9 ottobre, Palermo sede Campionato Mondiale 2021 Classe Hansa.

L’Associazione Internazionale di Classe Hansa (AICH) ha reso noto che ad ospitare il prossimo Mondiale 2021 della Classe Paralimpica Hansa sarà la città di Palermo. La scelta di questo evento è frutto dell’intenso lavoro operato dalla classe italiana che, in questi ultimi anni, in collaborazione con Lega Navale Italiana e Federazione Italiana Vela ha moltiplicato il numero delle imbarcazioni e degli atleti che gareggiano in questa categoria. Si tratta di imbarcazioni che hanno cambiato il mondo della vela paralimpica grazie alla propria facilità di trasporto ed utilizzo.

Questi gli ultimi dati sui partecipanti:

23 paesi:
Australia, Brasile, Cile, Cina, Filippine, Giappone, Namibia, Oman, Turchia, USA,
Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca Spagna, UK

175 partecipanti

  • 107 uomini
  • 68 donne
    di cui 59 in carrozzina e 3 non vedenti

57 doppi
64 singoli (46+18 cat. suppl. )
7 Servo
8 Liberty — con Anna Agnello e Gabriele Runfola.

A TU X TU CON…Roberto Collodoro – in arte Robico

È un artista siciliano. Crea su tela, ceramica, muri, persino su una sneaker. Per Roberto Collodoro, in arte Robico, sin da piccolo, piccolissimo, ogni superficie è uno spazio vuoto su cui trasferire colori, volti, idee.

Pittore, street artist, ha al suo attivo personali e collettive. Tante le piazze e i palazzi che hanno cambiato pelle e trasformato il territorio grazie alla sua street art in Italia e soprattutto in Sicilia. Ci sono i colori della sua isola nelle sue opere e tante delle sue icone: le teste di moro, i paladini, arance e limoni, santi e madonne. Ma non c’è nulla di convenzionale e scontato. Mai.

Che siano Dante, Santa Rosalia o i personaggi di un dipinto di Van Gogh, i suoi personaggi sono grotteschi, quasi caricaturali, dagli occhi <parlanti>, dal tratto inconfondibile. Ugly Faces, facce brutte, imperfette e umane.

Origini. Sei nato a Gela, vivi a Milano. Due realtà assai diverse. Che rapporto hai con la tua terra? Com’è la Sicilia che racconti con la tua arte a Caltagirone, San Vito Lo Capo, Castiglione, Caltanissetta, Gela, Trappeto, Scoglitti, Lentini?

Sono Nato a Caltagirone, ho vissuto a Gela e vivo MOMENTANEAMENTE a Milano da due anni. Il legame che mi lega alla mia terra è viscerale e si rafforza ogni volta che sto molto tempo fuori. Nelle mie opere la Sicilia è predominante nel bene e nel male. Inizialmente cercavo di stigmatizzare il concetto di bellezza con il suo naturale contrapposto. Cercavo di sradicare la bellezza oggettiva degli antichi ritratti o delle classiche icone religiose. Il “Bel Brutto” era il mio tema principale sia per le espressioni dei soggetti che per i supporti su cui dipingere come vecchie porte o finestre buttate in discarica. I soggetti erano scelti tra il sacro e tradizionale. Quindi Santa Rosalia a Trappeto, I tre santi e San Francesco a Lentini, i pupi siciliani e le teste di moro a Caltagirone.

Street art. La street art è sempre più amata in Sicilia. Si trasforma in volano per quartieri borderline; ripropone e reinventa tessuti cittadini, promuove pezzi di territorio, fa arte, democratica e fruibile da tutti, anche se effimera e soggetta ad un rapido deperimento. Una delle tue opere è stata selezionata per il volume di Flaccovio dedicato alla street art in Sicilia. Ce li dai tre luoghi di street art che consiglieresti in Sicilia?

Rispetto al Nord, dove la street art sta diventando uno strumento delle agenzie pubblicitarie, in Sicilia o comunque al sud mantiene ancora il fascino della RIQUALIFICAZIONE.

In SICILIA consiglio:

  • RAGUSA che con il Festiwall porta quasi ogni anno artisti di fama mondiale;
  • GIARDINI NAXOS con Emergence Festival;
  • SCIACCA con i ragazzi di RITROVARSI.

Sacro e profano. Le tue figure sacre sono pop. San Francesco, sulla facciata dell’ex monastero di Santa Chiara a Lentini, è Cisco, forma un cuore con le mani ed è ritratto su un fondo rosa shocking. Un nuovo modo di riproporre l’iconografia sacra e la storia di personaggi legati al territorio?

Anni fa iniziai uno studio dell’iconografia bizantina e fui colpito dalle pose plastiche delle figure sacre e dalle espressioni dei volti. Cercai quindi di rendere più contemporaneo un linguaggio antico reinterpretando opere significative come “Il buon Pastore” o l’icona della “SS. D’Alemanna” con un linguaggio pop e inserendo messaggi sociali.

Il Buon Pastore, ad esempio, aveva tatuaggi su tutto il corpo abbastanza provocatori e teneva sulle spalle un agnello senza zampe, a simboleggiare un popolo incapace di camminare da solo.

A Trappeto rappresentai una Santa Rosalia che riceve in dono una rosa da un indiano che di solito le vende nelle nostre piazze.

A Lentini invece rischiai il linciaggio perché ritrassi il volto dei tre santi patroni non con il loro volto angelico ma con fattezze più vecchie e meno auliche: volevo portare fuori quella bruttezza che abbiamo dentro e che mascheriamo sempre con false maschere.

Condivisione, rete, collaborazione.

Cos’è Civico 111?

Il Civico 111, un’officina culturale, uno spazio vivace, poliedrico e multiforme, in cui trova libera espressione la pluralità delle declinazioni, attraverso le quali l’arte si manifesta. Ricavato nel pianoterra di uno stabile di fine ‘800, un tempo granaio, chiuso per più di trent’anni in seguito a varie trasformazioni, dal novembre del 2017 questo luogo ha conosciuto una nuova rinascita, grazie all’idea vincente mia e di un altro giovane gelese, Rocky Venezia, madrelingua americano e attivo nel mondo dell’associazionismo. Fanno parte del Civico anche lo storico dell’arte e artista Fortunato Pepe e l’architetto Giuseppe Russo. Con un progetto di riqualificazione urbana, i locali sono stati messi in sicurezza e resi fruibili, mantenendo volutamente intatta la suddivisione degli spazi, così come era un tempo. Lo spazio ospita al suo interno un centro di preparazione Cambridge gestito dall’ass. “UNCLE JACK” con corsi d’inglese scolastico e professionale; corsi di lingua SPAGNOLA; un corso di DISEGNO e PITTURA. Il Civico mette a disposizione la sua Sala Galleria per mostre, presentazioni e riunioni su prenotazione. A collaborare con la galleria, artisti provenienti da tutta Italia, come Sebastiano Parasiliti, Leonardo Cumbo, Michele Principato Trosso, Lorenzo Ciulla, Giuseppe Veneziano, Corrado Inturri, Fortunato Pepe, Angelo Barile, Massimo Sirelli e il maestro Momò Calascibetta.

E Pittamuri?

Pittamuri è un collettivo giovane ma che sta crescendo in fretta. Porta avanti diversi progetti che vanno dalla street art alla raccolta della plastica. Il progetto inizia a TERMINI IMERESE ma si sta allargando toccando i paesi limitrofi che chiedono l’intervento dell’associazione per opere di riqualificazione o per l’organizzazione di eventi.

Commistione, contaminazione. Hai scelto un oggetto simbolo della Sicilia, la testa di moro, e lo hai trasformato. Le tue teste di moro, Minnamoro, hanno il volto di Batman, Catwoman, Joker e sono ormai oggetti di design. Come nascono? Perché i supereroi?

Il progetto MINNAMORO è un progetto a cui lavoro da due anni e che finalmente verrà presentato, in parte, il 30 settembre al NOW di MILANO, in una collettiva organizzata da STREET ART IN STORE.

Minnamoro è l’unione delle parole MINNA (seno) e MORO che messe insieme formano la consapevolezza più bella del mondo “M’INNAMORO”. Si tratta anche qui di reinterpretazione della scultura principe siciliana.

Non si tratta solo di decorazione ma anche di MODELLAZIONE. La testa di moro JOKER JACK non si limita al trucco del super criminale della DC ma ha proprio i lineamenti di Joker interpretato da Jack Nicholson così come la testa di moro DUE FACCE ha il volto per metà scarnificato come il celebre nemico di Batman.

Ho scelto i SUPEREROI perché sono un fan del mondo Comics e perché posso divertirmi a ricreare costumi ed elementi fantastici che solo questi super personaggi possono offrirmi.

Anziani. Di rughe e di sguardi. Veri, autentici, struggenti: chiunque guardi i volti dei tuoi anziani vede se stesso, vede ogni uomo, ieri, oggi, domani. Caduci e reali, sembrano capaci di guardarti dentro. Cosa significa per te vecchiaia, umanità, eternità?

«L’uomo è come un albero che non è limitato dall’età, ma cresce fin quando ha radice nel terreno. Dobbiamo solo vivere nell’alburno e non nel durame. Il troncone contorto ha germogli teneri quanto il giovane alberello». (H. D. Thoreau)

Le rughe non sono nient’altro che il testimone del tempo vissuto; uno sguardo attraverso uno specchio ossidato trovato in cantina o in un mercatino dell’antiquariato.

Non mi sento schiavo dei miei personaggi ma fortemente legato, affezionato… quasi innamorato. Mi capita di fotografarli per strada nelle loro posizioni uniche che lasciano trasparire stanchezza. Una stanchezza quasi sempre fisica ma non mentale. Questo è quello che voglio credere e quindi raccontare con le mie opere.

Cerco di rappresentare un ideale spirito immortale costretto in un corpo che molte volte non sta al passo. Un concentrato di vitalità che spesso quel corpo non riesce quasi a contenere. I miei vecchietti hanno nomi e storie importanti. Posano a dorso nudo per mostrare i tatuaggi, stanno al mare tutto il giorno e si baciano sulla battigia. I miei vecchietti si amano fino alla fine e fanno anche il salto con l’asta.

Chissà forse il mio primo autoritratto lo farò a 85 anni.

Tempo che passa. Cose che restano. Una delle immagini più belle che ci hai regalato in un’altra intervista è quella di te, piccino, in auto con i tuoi, nel lungo viaggio dal nord alla Sicilia, coi tuoi fogli bianchi da riempire, matite e pennarelli. C’è qualcuno da ringraziare per averti fatto scoprire il mondo dell’arte e il suo significato?

Devo ringraziare la mia famiglia che ha sempre creduto in me, che mi ha sempre spinto a cercare la mia strada.

L’artista viene visto sempre come il precario di turno, che vive di sogni, che non ha fissa dimora e sempre tormentato. Io mi ritengo un artista atipico perché mi piace capitalizzare il mio lavoro, ho un fortissimo desiderio di famiglia e di paternità, mi sposerò tra un paio di settimane con una compagna che definisco la mia ¾ più che una metà e ho un fortissimo legame con  il mio territorio.

Per tutto questo ringrazio mia madre e mio padre.

Ancora contaminazione. Valentino ti sceglie per dipingere una sneaker limited edition. Continui a scegliere più piani in cui muoverti, linguaggi diversi, un pubblico eterogeneo. L’arte parla lingue diverse per raggiungere tutti?

L’arte ti dà la possibilità di sperimentare continuamente e di metterti sempre in gioco con sfide diverse. Con Valentino ho realizzato una serie limited edition di sneakers nel 2020 e quest’anno sono stato chiamato nuovamente per una serie limitata di borse. Mi sono divertito un mondo perché mi sono confrontato con un marchio mondiale e unico nel suo genere ed essendo un eterno vanitoso mi è piaciuto un sacco il momento dello shooting e dei video per la campagna pubblicitaria!

Progetti. Cosa c’è all’orizzonte?

All’orizzonte ci sono un sacco di cose.

Il 18 Settembre inaugurerò una mostra chiamata INVISìBILIS al museo Mandralisca di Cefalù dove presenterò l’anteprima di un nuovo progetto che vede sempre i miei vecchietti ma su supporti non convenzionali.

Il 25 settembre mi sposo.

Il 30 Settembre presenterò al NOW di Milano le mie teste MINNAMORO.

Il 17 Ottobre realizzerò a CORTANDONE (PIEMONTE) una grande opera muraria sull’immigrazione.

E tanti altri interventi outdoor in calendario prima di Natale.

Spero di far partire all’inizio del 2022 un progetto personale di cui vi parlerò in seguito 😉

E noi di casa Siciliando non possiamo che tifare per il tuo lavoro e fare i nostri migliori auguri a te e alla tua compagna. È stato bello ascoltarti e sentire ripetere più volte la parola <innamorarsi>. D’altronde ci si innamora in mille modi e di mille cose diverse. Grazie Roberto.

Benedetta Manganaro

PALERMO DENTRO – La nuova passeggiata firmata Siciliando

Palermo dentro” è il titolo con cui l’associazione culturale Siciliandostyle presenta un nuovo itinerario a Palermo, dedicato alle leggende meno conosciute e ai personaggi che l’hanno abitata.

Una Palermo al calar del sole, resa ancora più affascinante dai racconti del professore Emanuele Drago e dalle rappresentazioni di Barbara Mazzola. 

L’appuntamento è per il 26 settembre prossimo, alle ore 18.30, con raduno al porticciolo della Cala, di fronte il Nautoscopio. La durata della passeggiata è di circa 2h e 30. Punto d’arrivo la fontana Pretoria.

Il costo della passeggiata è di 10 euro (7 per gli associati) 

Per prenotare inviare una email a SiciliandoStyle@gmail.com o in alternativa scrivere al numero whatsapp +393661332786.

Si raccomanda, nel pieno rispetto delle normative anti COVID, di indossare sempre la mascherina (per garantire il distanziamento verranno forniti radioauricolari sanificati).

Il Presidente

Vincenzo Perricone

I tour di Siciliando. Tra castelli e palazzi reali
3 luglio 2021
Castello di Cefalà Diana
Castello Beccadelli Bologna, Marineo
Real Casina di Caccia, Ficuzza

I tour di Siciliando ripartono con la visita di due castelli siciliani – il Castello arabo normanno di Cefalà Diana e il Castello Beccadelli in località Marineo – e della Real Casina di Caccia a Ficuzza, il Palazzo Reale voluto da re Ferdinando III di Borbone all’interno della Riserva Naturale Orientata Bosco della Ficuzza.
Il tour si concluderà al Centro Regionale Recupero Fauna Selvatica di Ficuzza LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), primo <ospedale> siciliano per la fauna selvatica con funzioni di assistenza, riabilitazione e reinserimento in natura per animali vittime di incidenti e di bracconaggio.
Il tour firmato Siciliando comprende un light lunch presso il ristorante “Al Castello” di Salvatore Pulizzotto, gestore del museo etnoantropologico e proprietario della collezione nell’ala ovest del Castello Beccadelli.
Le visite verranno effettuate nel massimo rispetto della normativa anti-covid. Si raccomanda pertanto di portare al seguito i dispositivi di sicurezza previsti in luoghi chiusi e qualora non sia garantita un’adeguata distanza interpersonale. Si ricorda infine che il tour prevede che i partecipanti siano automuniti.
Partenza da Palermo ore 8,30 da via Regione Siciliana sud est, altezza civico 1843 (bar Baby Luna) e ulteriore punto di ritrovo alle ore 9,15 presso lo slargo all’altezza del Motel “La Collina”, SS 121 (2 km dal bivio di Bolognetta, venendo da Palermo).Costo del tour compreso di light lunch e tesseramento all’associazione SiciliandoStyle: 25 euro.
Per aderire e prenotare è disponibile un servizio whatsapp al numero 3661332786 e l’indirizzo mail SiciliandoStyle@gmail.com
Il PresidenteVincenzo Perricone

Siciliando, “ArteInStrada” I° edizione. 29-30 maggio 2021 (ore 8:00-20:00) Promuoviamo bellezza e cultura nel cuore di Palermo

L’associazione culturale SiciliandoStyle con il patrocinio gratuito del Comune di Palermo , presenta l’estemporanea d’arte <ArteInStrada>, edizione 2021, che si terrà il 29 e il 30 maggio prossimo in via Quattro Aprile, nell’antico quartiere della Kalsa, nella città di Palermo, alto patrimonio culturale della Regione Sicilia. Sotto la direzione artistica di Alessandra Buttitta, maestro d’arte e componente del Direttivo dell’associazione SiciliandoStyle ,  da Vincenzo Perricone, presidente Associazione organizzativa e con la consulenza di personalità come il docente Domenico Boscia, la manifestazione vedrà la partecipazione di artisti che animeranno via Quattro Aprile, oggi noto come Borgo Strafalè. Pittori, scultori e artisti  esporranno all’interno di Borgo Strafalè e, nel corso della manifestazione, realizzeranno opere inedite. Obiettivo dell’estemporanea è promuovere arte e cultura in uno scenario unico e farlo, dopo tanto tempo, in strada, tra la gente, in sicurezza e nel massimo rispetto dei protocolli anti Covid. Gli artisti, selezionati da un comitato tecnico artistico, sono:

Roberto Giacchino, Domenico Boscia, Domenico Cocchiara, Eugenia Affronti, Cristina Patti, Ambra Pavesi, Pippo Buscemi, Emilia Valsellini, Daniela Salamone, Giorgio D’Amato, Lavinia Sposito, Totò Calò, Giusy Megna, Salvo Valenti, Margherita Borgetto, Valentina Margiotta, Giusi Passamonte, Eleonora Reina, Gaetano Barbarotto.

Presentazione ufficiale della Manifestazione il prossimo giovedì 27 maggio , via streaming sul gruppo Facebook Siciliando a partire dalle ore 19:00. Inaugurazione estemporanea : Sabato 29 maggio ore 9,30 via quattro aprile (Palermo) , con la presenza di Istituzioni del comune di Palermo .                (Ingresso libero )

Siciliando in sport….. 7° parte – I GIOVANI E LO SPORT:  LA PALLANUOTO

Dopo la settimana di sosta per la Santa Pasqua torniamo a percorrere il nostro ideale tour che ci porta a conoscere un po’ di più le varie discipline sportive soprattutto in funzione del loro apporto e della loro importanza per i giovani. Oggi vi parliamo della Pallanuoto. Le sue origini pare risalgano alle fine del XIX secolo, più precisamente al 1873, quando in Scozia si organizzò, tra ex galeotti, una partita simile al rugby nelle acque del fiume Dee. Tale gara suscitò un grandissimo interesse ed al suo termine venne elaborato un regolamento grazie al quale l’anno successivo fu fatta disputare, a Londra, la prima, effettiva, gara di Pallanuoto. Solo 13 anni dopo un istruttore di nuoto scozzese, William Wilson, ispirandosi al calcio apportò delle sostanziali modifiche al regolamento di cui sopra inserendo sul campo di Pallanuoto due porte così da stabilire che le due squadre non dovessero più riuscire a posizionare la palla in un punto preciso (così com’era fin lì stato) bensì segnare, come nel calcio, nella porta avversaria. Altre modifiche, sempre sullo stile del calcio, fecero sì che lo sport in questione venisse ribattezzato dallo stesso Wilson “Acquatic Football”. Fu cosi che, nel 1888, si disputò il primo campionato ufficiale inglese ed entro il 1900 la Pallanuoto si diffuse in tutto il resto d’Europa: Italia, Germania, Belgio, Francia, Austria ed Ungheria.

Ma bando al passato remoto e trasferiamoci in tempi a noi più prossimi; possiamo senz’altro affermare che la Pallanuoto rappresenta oggi uno degli sport con maggiore “appeal” tra i giovani nonostante in Italia, a 18 anni, meno di 1 adolescente su 3 pratichi qualche attività sportiva o fisica e i tassi di sedentarietà siano da record. Ciò per via del cosiddetto “drop out” (abbandono precoce) che inizia già a 11 anni: a 15 anni meno di un ragazzo su 2 pratica attività sportiva continuativa, a 18 la pratica poco più di uno su 3 e i tassi di sedentarietà nel nostro Paese sono tripli rispetto a quelli delle altre nazioni europee. In pratica dopo la Scuola Primaria i ragazzi italiani cominciano ad allontanarsi dalla pratica sportiva continuativa e ingrossano le fila dei sedentari Ma bando ai cenni statistici: la Pallanuoto rappresenta una importantissima disciplina di squadra, per quelli che sono i suoi aspetti relativi al beneficio fisico, caratteriale e sociale dei quali i suoi atleti possono godere. Sappiamo bene, ormai, che tutti gli sport di squadra contribuiscano proprio alla formazione caratteriale del giovane, alla concezione del raggiungimento di un obiettivo grazie al contributo di tutti, alla necessità di doversi adoperare ciascuno con le proprie qualità e caratteristiche per l’ottenimento di quei traguardi ambiti dalla squadra stessa.

La Pallanuoto è uno tra gli sport acquatici più duri; diventare un giocatore o una giocatrice di Pallanuoto vuol dire saper soffrire, saper combattere, saper lottare per formarsi prima e per mantenersi poi su certi livelli di preparazione fisica e tecnica.

Giusto per dare un’idea di quanto questa disciplina sia “tosta” ricordiamo che è diffusa l’opinione degli addetti ai lavori che in una partita di Pallanuoto si giochino, in realtà, 2 gare:

una, visibile, fuori dall’acqua ed una, invisibile al pubblico, sotto l’acqua ed è proprio per soddisfare queste necessità che gli atleti devono riuscire a raggiungere una preparazione fisica ottimale, spesso superiore alla media degli altri sport di squadra. Ortigia (con 35 partecipazioni), Catania (con 18 partecipazioni) e TeLiMar Palermo (con 9 partecipazioni) rappresentano, ad oggi, le società siciliane che possono vantare una maggiore presenza nel massimo campionato Italiano anche se, in questo momento le uniche 2 società siciliane partecipanti al campionato di A1 maschile sono proprio l’Ortigia ed il TeLiMar Palermo mentre, per ciò che concerne il settore femminile l’unica presenza siciliana in A1 è quella dell’Orizzonte Catania assoluta primatista di scudetti nazionali vinti con 20 tricolori al suo attivo.

Ivan Trigona

A TU X TU CON…….Alessio Castiglione, presidente e fondatore di Newbookclub Community Lab APS. La parola a chi scrive

Scrivono. Fiumi di parole. Da quasi dieci anni. E lo fanno ovunque sia possibile, un tempo in strada, al parco, al museo, oggi online, Covid permettendo.

Sono quelli del Newbookclub Community Lab, associazione di promozione sociale nata dal desiderio semplice di incontrare persone che amano scrivere e  lo fanno insieme, condividendo pensieri e emozioni.

L’idea è di Alessio Castiglione, pedagogista originario di Brancaccio, presidente e fondatore di  Newbookclub Community Lab che nel 2012 lancia un’idea agli innamorati della parola: “Hai voglia di scrivere? Scegliamo un tema, ci scriviamo su e poi ne discutiamo insieme”.

Una biro, un foglio di carta, un appuntamento. That’s it.

Vuoi il passaparola, vuoi il potere di parole e scrittura, gli incontri targati Newbookclub diventano virali e si moltiplicano. Tanto da permettere a Newbookclub, nel gennaio di quest’anno, di diventare associazione riconosciuta e accreditata.

–              Alessio ma non si è sempre detto che la scrittura è un atto solitario? Un dialogo intimo con se stessi? Ai  vostri <Laboratori di Scrittura di Comunità> chi scrive, poi legge agli altri. L’ascolto è uno step chiave dei vostri incontri. Quanta voglia c’è di conoscere l’altro? Ѐ davvero la condivisione l’ingrediente del successo di Newbookclub?

“A diciotto anni questa idea confesso che mi sembrava davvero qualcosa per pochi, una passione difficile da condividere. La scrittura ha una forte cultura (non natura) solipsistica. Ci hanno abituati a pensare gli scrittori come chiusi in se stessi o nelle loro camere o chissà in quale galassia lontana da noi. Invece chi scrive ama stare anche in mezzo alla gente e alle cose per assorbirne l’energia e farsi trasportare da innumerevoli stimoli che la strada o un cielo aperto può indubbiamente darti. Il giornale Repubblica  ci ha chiamati cacciatori di parole, probabilmente siamo più dei raccoglitori. La parola caccia rimanda a un’immagine troppo forte, noi siamo più miti. Abbiamo inondato le strade con fiumi di racconti, ma nonostante questo siamo sempre stati silenziosi lì a scrivere ora in una scalinata ora in un parco o in mezzo ad una piazza. Appena ci vedi ti rendi conto che è possibile scrivere insieme. Stiamo provando a cambiare alcuni paradigmi affibbiati alla scrittura; per noi: non è per pochi ma per molti, non può essere sviluppata solo in solitudine ma anche in comunità. Umanamente provato”.

–              Le parole servono a spiegare il mondo. Quasi sempre. Ci raccontano  e raccontano il momento in cui viviamo. Quali sono le parole che, più di altre, emergono e si ripetono in questo periodo? “Ultimamente domande come questa sono alla base dei social data analysis, uningegnoso sistema informatico che crede di sapere tutto di noi attraverso i dati che lasciamo sul web. In parte queste analisi rivelano delle parole che esplicitiamo e ripetiamo attraverso i social network. Ma non tutto ciò che condividiamo, pubblichiamo, scriviamo su queste piattaforme risulta essere la nostra vita e i nostri pensieri più profondi (in realtà quasi mai). Un sistema che investe sulla superficie non potrà mai uguagliare le potenzialità insite negli strumenti della narrazione. In particolare TikTok, Twitter, Instagram, Whatsapp stanno contribuendo molto alla morte della parola scritta e detta. Tutto si circoscrive in brevi video o immagini con poche e limitate battute che dicono poco di chi siamo e vogliamo rivelare, il like che arriva è anch’esso poco meditato. La scrittura invece ti obbliga a pensare le parole migliori, a trovare le giuste immagini mentali a guardarsi dentro più che a guardare fuori. È un esercizio difficile che spaventa e che stiamo perdendo anche a causa di questa evoluzione tecnologica che regredisce il linguaggio. Per non esserne vittime ho pochi semplici consigli: curare un sé digitale fatto di smartphone, tablet, smart tv e un sé analogico fatto ancora di quaderni di carta, libri, penne, diari segreti, colori e matite. Non possiamo abbandonarci ad un’unica strada. Le parole non devono essere ridotte a trend topic o hashtag, ai nostri laboratori ne trovi davvero tante ed è un piacere ascoltarle e scoprirne di nuove. Anche per questo motivo provo a non darti risposte brevi, almeno fin quando ci sarà qualcuno disposto ad ascoltarci e leggerci senza distrarsi facilmente”.

–              Alle attività del Newbookclub partecipano persone di ogni età, tutti <portatori di narrazione> come amate dire. Come si fa a mettere insieme pensieri, sogni, delusioni e amarezze, così tante sfumature di generazioni diverse?

“Per noi non c’è cosa più semplice di dare spazio e tempo di parola a tutti. Forse ce ne siamo dimenticati guardando reality show o talk show, dove non si parla davvero e soprattutto non ci si ascolta. In questo la metodologia del laboratorio ci è congeniale perché ci aiuta a scandire bene i tempi che articolano i nostri incontri di Scrittura di Comunità. Si svolge tutto principalmente in tre fasi: accoglienza con consigli di lettura, momento di scrittura libera su stimoli/temi narrativi della giornata, momento di lettura con ascolto profondo e condivisione. Ognuno di questi momenti permette ai partecipanti di non vivere una gerarchia di ascolto, non c’è un vero e proprio turno; si entra in discussione non appena c’è silenzio senza accavallarsi né sentirsi un passo indietro a nessuno. Grazie alla conduzione orizzontale degli Starter (organizzatori e gestori dell’associazione del Newbookclub community lab) l’incontro si svolge con una libertà di partecipazione totale. Nel momento più importante della lettura si viene scelti, anche per essere facilitati a condividere il proprio scritto. Questo passaggio tra parola scritta e parola letta non è mai facile, però il nostro metodo in maniera molto delicata ti invita a partecipare e a scoprirti insieme a noi. Una delle magie che ne viene fuori è che tutti alla fine leggono e nessuno si è sentito inascoltato. Un momento raro di pura socialità dove alla fine nessuno si è sentito sfidato, ha perso o vinto. Non è una gara, non è un corso; è un momento e uno spazio di parola intenzionali che abbiamo collaudato grazie all’esperienza ormai decennale e ai nostri studi”.

–              In che modo un momento ludico, di incontro, può anche essere terapeutico e persino di promozione sociale?

“La scrittura è sempre terapeutica, è una delle sue qualità più antiche. Ogni uomo e donna, ragazzo e ragazza, bambino e bambina, in scrittura possono esprimere una parte di sé, una semplice informazione o un pezzo complesso della loro storia personale. In questo la scrittura ci aiuta a tracciare la nostra vita, a prendere coscienza del passato, del presente e talvolta ad immaginare il futuro. Anche quando giochiamo con le parole, scriviamo una poesia o un racconto, stiamo esprimendo una preziosa parte di noi. Agli incontri del Newbookclub succede proprio questo: ognuno estrae un pezzo del proprio essere e lo inserisce nel mosaico delle storie degli altri. Quello che ne esce fuori è un’opera d’arte sempre diversa e sempre inaspettata fatta di storie diverse che si intrecciano e danno vita ad un grande disegno. Riusciamo a scrivere su un unico tema ma vedendone sempre sfaccettature alternative. Come ognuno di noi è diverso anche la nostra scrittura ci aiuta ad identificare qual è il nostro pensiero rispetto a quella cosa, quel tema, quello stimolo di scrittura. Questo che facciamo è un gioco molto serio dove vengono fuori esperienze, creatività, ispirazioni, fantasmi, oracoli, antenati, oroscopi, credenze, paure, desideri, ironia, sogni, incubi, dei: tutti insieme. Alla fine dell’incontro ci si sente pieni e svuotati allo stesso tempo. È promozione sociale perché è un’attività che non può prescindere dalle persone; anche se ultimamente stanno producendo libri elaborati da intelligenze artificiali sperimentali, la creatività non potrà essere mai essere replicata da un computer. Almeno questa lasciamola a chi è fatto di carne ed ossa, mente e cuore”.

–              Ripetete spesso “preferibilmente carta e penna”. Sembra anacronistico. Fa pensare a un tempo che è andato. Al Newbookclub siete invece nativi digitali per lo più. Perché questa scelta?

“Siamo giovani, ma non così giovani! Il nostro range di età è esteso, va dai 18 ai 75 anni. C’è una forte presenza giovanile ma che appartiene ancora a quella fascia di popolazione che conosce o ha voluto conoscere il mondo prima di Internet. Siamo dei nostalgici e questa conversione online da pandemia inizialmente ci preoccupava. Invece, nonostante tablet e monitor, l’attitudine e lo spirito dei newbooker (gli scrittori di comunità del Newbookclub) non è cambiata. Questo ci ha fatto capire che potevamo credere in un Newbookclub fatto di dispositivi tecnologici e domande come “mi sentite? Mi vedete? Non ho capito bene, potete ripetere?”. A parte queste divertenti quanto avvilenti discontinuità da DAD, siamo contenti di aver trasportato i nostri incontri online per amore di continuare… coscienti e desiderosi di un incontro dal vivo. Ma che sia in presenza o a distanza, l’invito che facciamo sempre è di non abbandonare carta e penna perché anche solo la scelta di questi materiali dà il via al rituale della scrittura. Avere i propri quaderni e penne preferiti ti fa sentire la scrittura fra le mani, diventa forma materica del pensiero e della fantasia: un piccolo antichissimo miracolo della storia umana.

–              Il piacere sottile della parola, la ricerca di un ritmo, il suono e la forma di lettere in movimento. Chi scrive non può farne a meno e vi si legge in faccia guardando le immagini dei vostri incontri. Hanno tutte in comune la stessa passione, che siate comodamente seduti al bar o in bilico su marciapiedi e scalini in strada. Il dover ricorrere allo streaming ha tolto qualcosa?

“In questo i nostri incontri vengono in soccorso per ciò che credevamo di aver perso. Non potendoci vedere eravamo demoralizzati all’idea di stare in un rettangolo di schermo senza poterci toccare. Invece ci siamo ricreduti fin dal primo incontro online. Lo sguardo e l’ascolto dei partecipanti non era diverso, è rimasto attento e ispirato. Questo ci ha rincuorati molto, abbiamo gradualmente apprezzato la versione online perché regala inaspettate soddisfazioni. Tra i punti di forza: innanzitutto ha avvicinato persone nuove e da tutta Italia; possiamo scrivere comodi nelle nostre stanze senza il rischio del contagio; prestiamo molta attenzione ai volti collegati in primo piano; possiamo commentare i testi in diretta nella sezione chat (cosa molto bella che ci diverte e fa sentire tutti ascoltati nell’immediato); abbiamo un bel ritmo e tanta richiesta. I Newbooker hanno espressamente voluto almeno un incontro a settimana. Questa per noi soci fondatori è una grandissima e commovente soddisfazione. Ad ogni incontro realizzo che questa passione non apparteneva solo al me-ragazzo di dieci anni fa, adesso ci sono tante persone che insieme a me credono in questo progetto diventato associazione; e che domani potrà ancora evolvere grazie al contributo di tutti”.

–              Sogni e progetti di Alessio Castiglione e del Newbookclub Community Lab APS.

“Molti stanno provando a fare uscire fuori cosa abbiamo in mente di realizzare in futuro. Ma dobbiamo ancora tenervi sulle spine perché crediamo molto nelle cose fatte bene e nei tempi giusti. Non vogliamo affrettare i nostri sogni, sono tutti lì in attesa di essere realizzati nel momento più opportuno. Sono felice di comunicarvi che ogni starter: Gaia Garofalo, Simone Napoli, Margherita Chinnici, Morena Famà, Nazareno Inzerillo e Andrea Lentini, si stanno formando per intensificare le loro competenze. Vogliamo essere un servizio reale per la città e per la nostra comunità, e servono non solo le idee ma anche le capacità per realizzare azioni di successo. Non vogliamo nulla che sia improvvisato. Anche se sembra tutto molto fluido e giovanile, ogni cosa che facciamo è negoziata, meditata e giustificata in teoria e prassi dalle nostre conoscenze. Il mio sogno personale è che il Newbookclub Community Lab APS possa continuare all’infinito a prescindere da me e dai miei attuali soci, deve essere una realtà senza scadenza che si evolve con il tempo e grazie alle persone che ne fanno parte: quelle di oggi, quelle che se ne andranno e quelle che arriveranno domani”.

–              Ultima domanda a chi come te di parole si nutre. “Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire”. Cito Alda Merini per chiederti se la parola sia sempre necessaria e non se ne faccia a volte oggi abuso. Quali sono le parole che sarebbe meglio non dire secondo te Alessio?

“Avrei voluto dirne ancora di più e vi ringrazio con tutto il cuore per l’intervista, perché mi permettete di dirle finalmente queste parole che mi navigano in testa. Penso e vi scrivo che di parole ci sarà sempre bisogno. Un bisogno primario, offuscato da tanti stimoli che non riusciamo più a gestire. Ma Il principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Ecco penso, a prescindere dal proprio credo, che non ci sia Dio più grande della Parola, e anche quelle da non dire dovrebbero essere dette: purché siano vere”.

Un grazie sincero a Alessio Castiglione per questa intervista. E per averci ricordato che le idee migliori, quelle che vincono, sono quelle che mettono <noi> al centro. Sono anche quelle che restano.

Benedetta Manganaro

Siciliando in sport….. 6° parte – I GIOVANI E LO SPORT: IL PADEL

Tra gli sport di ultimissima generazione annoveriamo quest’oggi il Padel, una disciplina sportiva a tutti gli effetti nonostante in tanti continuino semplicisticamente a considerarla solo “un gioco”.

Nato nei primissimi anni ‘90 ad opera del messicano Enrique Corcuera che, volendo costruirsi in casa un campo da tennis, si ritrovò a dover fare i conti con due pareti non previste sul progetto e dovette includerle nella struttura dando vita, involontariamente, al primo campo di Padel, salvo poi volerlo sfruttare appieno inventando anche il primo regolamento dedicato a questa nuova disciplina.

Il Padel trovò grandissimo interesse in origine tra i paesi dell’America latina, in particolar modo in Argentina nella quale, dopo il calcio, divenne una sorta di sport nazionale, mentre, per quel che riguarda i paesi europei, grandissima eco si ebbe in Spagna.

Fu proprio dal paese iberico che il Padel venne importato per la prima volta in Italia nel lontano 1991 divenendo, negli ultimi 5 anni anche nel nostro paese, sport molto ma molto diffuso fino a rappresentare una temibilissima alternativa sia all’antenato Tennis, sia al Calcio a 5 (volgarmente denominato Calcetto) oltre a lasciar registrare un esponenziale incremento di impianti di gioco pari ad una percentuale di circa il 1200% con oltre 830 strutture e più di 1860 campi sul nostro territorio nazionale.

Tantissime le strutture nate con destinazione d’uso “Campi di calcio e calcetto” adeguate ad impianti misti se non totalmente dedite al nuovo fenomeno sportivo proprio in virtù di un business assolutamente più appetito ed appetibile in specialmodo nell’ultimo triennio.

Notevole spinta verso la pratica del Padel è giunta involontariamente dai “Lockdown” causati dal “Covid 19” a partire dalla primavera del 2020 allorquando la prima tranche di strutture sportive a poter riaprire non annoverò i campi di calcio e di calcetto ritenuti causa di assembramento e di contatto bensì quelli da Padel, limitati nella composizione delle squadre a 2 persone per squadra, quindi consentiti.

Sempre durante il lockdown, l’eguaglianza: “Libertà=Jogging=Bicicletta=Padel” divenne in quattro e quattr’otto di larghissimo uso anche tra coloro i quali non avevano mai messo un piede sul sintetico che ne rimasero tanto divertiti ed appassionati fino a farne importante mezzo di benessere fisico, di distrazione e di sfogo personale, un’ora e mezza di “aria pura” in mezzo a giornate dense di cattive notizie e quindi di stress e di tensione.

Non stiamo lì a girarci troppo intorno: come abbiamo già scritto, il Padel è chiaramente un cugino del più nobile Tennis ma le sue regole sono in larga parte abbastanza differenti dal congiunto; diverse sono infatti le dimensioni del campo, la sua stessa forma, la racchetta, il modo di battere, l’utilizzo delle sponde nonché la tattica, la tecnica di parecchi colpi all’apparenza molto simili… tutto quel che ha, in pratica, reso il Padel disciplina accessibile praticamente a tutti, molto divertente e coinvolgente.  A tal proposito negli ultimi anni è sorta la forte volontà da parte dei vertici federali di istituire categorie dedicate ai giovani e quindi campionati Under 14, 16 e 18 giusto per far sì che il Padel possa iniziare a far presa anche sui nostri figli e/o nipoti. 

Ritenuto fondamentale dai  tecnici addetti ai lavori è proprio l’approccio dei giovani in virtù del mantenimento così elevato dell’interesse che gira, al momento, intorno a questo sport: in pratica, così come in tantissimi altri aspetti della nostra vita il futuro del Padel è innegabilmente  in mano ai giovani.

IVAN TRIGONA

Siciliando in Sport… 5° parte – I GIOVANI E LO SPORT: IL BEACH VOLLEY

La nostra passeggiata in giro tra le varie discipline sportive da “raccontare” soprattutto ai più giovani prosegue con grande entusiasmo e questa settimana si ferma in cima ad uno sport molto affascinante, duro ma anche tanto, tanto intrigante: il Beach Volley e per parlarvene al meglio abbiamo coinvolto una tra le più grandi giocatrici italiane di ogni tempo nonché una “top twenty” del ranking mondiale di qualche anno fa, 3 Campionati del Mondo giocati, 4 Finali dei Campionati Europei oltre ai 3 Scudetti nazionali ed agli innumerevoli tornei nazionali ed internazionali vinti: parlo di Giulia Momoli da Asolo (TV), oggi anche apprezzata e stimata Mental Coach

Giulia inizia così a parlarci dello sport che l’ha accompagnata lungo quasi tutto il proprio percorso di vita: “La mia passione per il Beach Volley nasce un po’ per caso, quando, già pallavolista, una mia amica mi chiese di andare a giocare un torneo di qualificazione del campionato italiano e mi innamorai di questo sport. Di lì a poco arrivò una convocazione in nazionale e capii che il “Beach” mi appassionava tantissimo, che mi piaceva da matti: per coltivare il sogno olimpico capii che avrei potuto mettere in discussione anche la pallavolo che tanto amavo e così feci”. L’esperienza di Giulia inizia a prenderci e così proseguiamo chiedendole quando si rese conto che avrebbe potuto diventare una vera campionessa di Beach Volley: “In realtà non lo capisci perché pensi solo a lavorare tanto. Ho sempre creduto molto nel lavoro, nel mio staff, nello staff della Nazionale. Pensavo che prima o poi i risultati sarebbero potuti arrivare anche se non puoi mai averne la certezza perché in questa disciplina ti devi relazionare con una serie impressionante di variabili, tantissimi cambiamenti; anche solo il fatto che si gioca in due la dice lunga su quanto sia impegnativo gestire la squadra ed essere all’altezza assicurando sempre un buon rendimento. I risultati sono poi arrivati davvero ma sono stati il frutto di tanto duro lavoro, di tanto allenamento”.

“Il Beach Volley – continua Giulia – mi ha aiutato a diventare responsabile, a capire come ci si deve allenare, come diventare il primo, miglior allenatore di se stessi. Si tratta di uno sport a 360 gradi che richiede molta applicazione sia in campo che fuori. Rispetto alla pallavolo il Beach mi ha dato quel qualcosa in più: una diversa maturità, una “centratura” diversa, un’autonomia, un’indipendenza… Ho imparato tantissimo anche dalle sconfitte e dalle esperienze dolorose. Sento dentro me che il Beach Volley mi ha fatto crescere tanto non solo come atleta ma anche come donna, come persona”.

E’ a questo punto che ci sentiamo quasi in dovere di pensare ai più piccoli e chiediamo a Giulia: “Per quali valori ti sentiresti di consigliare il Beach Volley ai ragazzini?”. Lei ci risponde così: “Si tratta di uno sport bello, completo, che ti insegna a toccare la palla da tutte le prospettive. E’ uno sport “aperto” perché ha tante variabili, tante interferenze e quindi richiede di allenare tantissimo la flessibilità e lo spirito di adattamento. E’ anche uno sport di grande responsabilità quindi devi avere la testa sulle spalle, devi sapere che di fronte alle difficoltà ne devi uscire, per te e per la tua squadra e ne devi uscire prevalentemente da solo perché quando un avversario “ti punta” non hai via di scampo, quindi credo che ciò sia molto educativo e formativo; è un bellissimo gioco, una bellissima filosofia di cui innamorarsi”. Il dubbio che uno sport non sia sufficientemente “supportato”, però, ci attanaglia: “Il movimento del Beach Volley è in crescita senza dubbio  – afferma Giulia Momoli – ma ritengo che logisticamente gli sforzi fin qui compiuti non siano ancora sufficienti perché è, comunque, molto difficile che un atleta, oggi, decida di dedicarsi completamente al Beach Volley perché è difficile che riesca, da solo, a crescere a tal punto da andare a competere con le squadre più forti del mondo, all’estero. Se guardiamo, infatti, al campo “extranazionale” non possiamo non notare che negli ultimi anni ci sono state davvero pochissime coppie che hanno avuto il coraggio di intraprendere questo cammino, un cammino molto dispendioso economicamente (quando non sei ancora nel giro della Nazionale) ma che richiede anche tanta autodisciplina perché non hai nessuno che ti dice cosa devi fare ma sei tu che devi imparare a gestirti, che devi “schedulare” insieme al tuo allenatore e al tuo preparatore tutto il lavoro da fare, sei tu insieme al tuo compagno a dover scegliere quali tornei andare a fare, quando partire e quanto allenarti…

Insomma: è tutto molto impegnativo; non sei un dipendente; nel “Beach” non hai un cartellino da timbrare ma non puoi neanche dire, un giorno: “Okay, oggi mi sono allenato… Tutto a posto: vado a casa”. Dietro c’è un grande lavoro, una grande passione  per uno sport che spesso richiede anche degli “extra”. Per tutto ciò credo che ancora oggi si faccia parecchia fatica: per una questione di mentalità ci stanno ancora pochi atleti disposti a questi grandi sacrifici di fronte a sport certamente “più comodi”.

”. Io so di aver fatto una scelta che mi ha consentito di vivere un sogno, che mi ha dato un senso, un significato e un’importanza che mi hanno fatto sperimentare l’amore per la competizione, la condivisione, un’altalena di emozioni incredibili ed indimenticabili, durante le quali mi sono anche trovata con le spalle al muro ma che, anche per questo, mi hanno fatto forgiare…”.

Giulia è un fiume in piena di esperienze personali, di emozioni, di sensazioni che fa fatica a contenere. Sentirla parlare è splendido perché dalle sue parole vien fuori tutto l’amore per lo sport, per questo sport così unico da aver impresso nella sua vita come un marchio di fabbrica un pallone, una canottiera, un paio di occhiali, la sabbia, il sole… Perché ognuno può riuscire a vivere il proprio sogno… Bisogna solo crederci e lavorare tanto duramente per ottenerlo.

IVAN TRIGONA.

Siciliando in sport …. 4° parte – I GIOVANI E LO SPORT: LA KICKBOXING

Proseguiamo il nostro pellegrinaggio attorno alle discipline sportive ed oggi parliamo di “Kickboxing”. 

Nasce intorno ai primi anni ’70 ma, in particolare, la sua origine viene individuata nel 1974, anno del suo primo campionato mondiale, sotto la vecchia denominazione: “Karate Contact”.  Era stata denominata così dopo che un americano (Mike Anderson) ed un oriundo ameri-coreano (Joohn Rhee) avevano deciso di modificare alcune regole del classico Karate inserendovi le protezioni (quindi non più mani e piedi nudi) e permettendo il contatto fisico… Da qui: “Karate Contact” e poi “Kickboxing”. Il nostro ospite odierno è il pluricampione Tony Cardella, già 7 volte campione italiano, per 3 anni di seguito vincitore della Coppa Europa di “Point Fighting” (Semi Contact) nonché vincitore anche di 4 titoli mondiali “Veterans”, quindi prima over 35 e poi over 40. “Il mio incontro con la Kickboxing fu del tutto casuale – inizia a raccontarci – Andavo in palestra con dei miei amici per fare un po’ di movimento quando vedemmo un gruppetto di persone allenarsi in maniera strana indossando coloratissimi scarpette e guanti.

Due di loro mi dissero: “Proviamoci” ma io non ne ero troppo convinto visto che fin lì non mi ero mai interessato alle arti marziali. Tuttavia decisi di provare e scoprii che la cosa mi affascinava e poi… che ero anche bravino, infatti dopo un po’ i miei amici mollarono mentre io continuai. Dopo 4 mesi vinsi la mia prima gara regionale: vittoria che rappresentó la scintilla che mi fece capire di poter dire la mia”. L’inizio di questa storia personale assume grande spessore, grande interesse. Tony continua: “Tutte le Arti Marziali danno sicurezza in sé stessi e cognizione dei propri mezzi da un punto di vista mentale mentre da un punto di vista fisico rappresentano un’attività completa per preparazione atletica ed agonismo ed un’occasione di profonda conoscenza con le proprie caratteristiche ed i propri limiti. E poi la Kickboxing ti dà la possibilità di sviluppare tante doti perché ha svariati stili di combattimento: da quello a punti (molto veloce) a quello che prevede pieno contatto: il classico “KO” per intenderci”. Tantissimi anni di attività tra ring ed insegnamento significano anche tanti avversari e tantissimi allievi: “Oltre alle soddisfazioni personali effimere che possono giungere da un titolo di uno sport cosiddetto “minore”, quelle più belle rappresentano la certezza di aver potuto vedere dei ragazzini di 12-13 anni cresciuti con me laurearsi campioni del mondo o direttori tecnici di nazionali di paesi esteri ma non solo: partendo dalla frequenza dei miei corsi ho avuto tanti ragazzi che si sono appassionati così tanto al mondo dello sport da essersi, poi, affermati in una carriera scolastico-universitaria o lavorativa dettate da questa passione. Tra i miei ex ragazzi più d’uno si è laureato in scienze motorie, un altro è un affermato osteopata palermitano e così via.

Sentirmi dire, oggi, “Maestro, se non ti avessi incontrato oggi non sarei ciò che sono” è una cosa che mi riempie di gioia più dei titoli vinti da ragazzo”. Ma – chiedo a Tony – se volessi convincermi a portare in Accademia da te mia figlia, cosa mi diresti? “Ti direi che la Kickboxing è una disciplina molto divertente per i bambini. Nulla è mai stato più falso della semplicistica considerazione che gli sport di contatto o le arti marziali siano degli sport violenti. Lavoro con tantissimi bambini che credo non si annoino mai: un giorno lavoriamo sulla velocità, un giorno sull’equilibrio, un giorno sulle tecniche di braccia ed uno su quelle di gambe… Poi c’è il combattimento, visto inizialmente come una sorta di “Muffa 21” nel quale si deve toccare il compagno o rubargli il nastrino postogli sulla cintura dei pantaloni. Ancor di più, per una femminuccia, potrei dirti che ho sempre sostenuto che sapersi difendere anche solo da una carezza sul viso non voluta, male non faccia.

Ho cresciuto con grande soddisfazione intere generazioni di uomini che oggi, da papà, mi portano i propri piccoli dicendomi: “Vorrei che l’esperienza che ho vissuto io possa viverla anche lui/lei”. Da un punto di vista mentale la Kickboxing accresce l’autostima del giovane oltre che la presa di coscienza delle proprie capacità. Si tratta di uno sport individuale ma allo stesso tempo di uno sport di squadra perché il team diviene una grande famiglia nella quale, come sostengo sempre “Vince uno, vinciamo tutti!”… E a buon intenditor… Poche parole, caro Tony!! 

Ivan Trigona 

Siciliando in sport…. 3° appuntamento – I GIOVANI E LO SPORT: IL CICLISMO

Molti pensano che il primo regalo ricevuto nella propria vita sia stato un pallone o forse preferiscono pensarlo non memori che molto spesso, invece, il primo regalo ricevuto da un bimbo sia stata una bicicletta o magari un triciclo, di certo un mezzo a pedali. Ed è proprio partendo da questa considerazione che oggi vi propongo un bell’excursus con @Angelo Minì, segretario dell’ASD MONTEPELLEGRINO SPECIAL TEAM, neonata associazione sportiva dedita alle attività in bicicletta proprio a partire dai primi anni di vita di un bimbo fino ad arrivare ai più maturi. “Un po’ di tempo fa la concezione che si aveva della bicicletta era che questa fosse un mezzo per anziani ma con il passare degli anni si è arrivati, oggi, a considerare il ciclismo (sia esso da corsa o da arrampicata) uno sport sano, divertente, appassionante, capace di metterti in relazione con te stesso e con il territorio a te circostante ed è bello veder iscriversi tra noi anche tanti giovani e tante donne”.

Angelo, una passione per le due ruote nata forse in un’età non proprio verdissima (40 anni) ma che è andata sviluppandosi esponenzialmente fino a divenire vero e proprio amore. “Seguivo il ciclismo in tv – ci racconta – ma il mio sport era il calcio, disciplina per la quale avevo fatto il giocatore, l’allenatore ed anche il dirigente di società. Oggi, a 47 anni sono fiero della scelta che ho compiuto perché il ciclismo mi ha aiutato a crescere ed a conoscere meglio me stesso”. Chiediamo ad Angelo quale sia la caratteristica più importante che il ciclismo possa rappresentare per un giovane che iniziasse ad approcciarsi a questo sport: “La bici è fatica. – ci spiega Angelo Minì – È testa, cuore e carattere. Quando sei in bici puoi riuscire a capire subito chi ti trovi di fronte studiando la mentalità del tuo avversario, capendo al volo se questo sia un tipo tosto, forte. E poi il ciclismo è un modo sano per valorizzare e conoscere al meglio il territorio che ci circonda osservandolo da un punto di vista completamente diverso rispetto a quello dell’automobilista o dello stesso motociclista e godendo e appieno della sua bellezza”. Ma cerchiamo di conoscere meglio questa realtà e chiediamo al nostro ospite qualche notizia in più relativamente alla società per la quale fa il segretario: “In Asd Montepellegrino contiamo già oltre 55 iscritti ed uno tra questi è un disabile che utilizza una “Handbike”, un particolare tipo di bici utilizzato da persone che non possono gareggiare pedalando con le gambe. L’exploit di questo sport è stato favorito dal primo lockdown dovuto al Covid, un particolare momento storico in cui, per via delle fortissime limitazioni alle palestre, tantissima gente ha virato verso sella e manubrio acquistando per sé e per i propri familiari una bicicletta per potersi muovere all’aperto, nel più totale rispetto delle norme anti Covid.

È importante dire anche che negli ultimi tempi è stata incentivata l’abilitazione a “Maestro di Mountain Bike” con la conseguente nascita di svariate Associazioni come la nostra che promuovono e valorizzano il ciclismo in generale (ritengo che corsa e mountain, in fin dei conti, non siano poi così diverse tra loro anche se mi pare di percepire che i più giovani siano un po’ più attratti dalla seconda)”…

Ed è proprio a proposito dei più giovani che chiedo ad Angelo quali siano le nozioni trasmesse ai 15 giovani iscritti all’Asd Montepellegrino Special Team dagli istruttori: “Si studiano la mobilità in bici, le posture a bordo, i princìpi fondamentali che regolano il ciclismo, i percorsi e tanto, tanto altro”. Ci congediamo cosi dal nostro primo ospite de “I giovani e lo sport” che ringraziamo per averci dato una grossa mano nel capire e far capire qualcosa in più sul ciclismo, romantica disciplina sportiva che forse, chissà, grazie proprio alla passione dei nostri figli riuscirà a ritrovare antichi fascino, seguito e passione .

Ivan Trigona