BÌFARA- FICAZZÀNA

BÌFARA- FICAZZÀNA Fico fiorone. Non è frequente che la stessa cosa, nel caso il fico, abbia due denominazioni “d.o.c”. Si tratta di un frutto che matura e si raccoglie uno o due mesi prima della successiva maturazione dei fichi nello stesso albero, chiamato per questo ficàra bifarigna (il fico, riferito al frutto (l’albero si chiama Pèdi di fìcu), rimane invariato sia al singolare che al plurale: sing. ‘a fìcu, pl. ‘i fìcu). Immettendo il prefisso intensivo-rafforzativo “s-“, il siciliano ne ha anche ricavato un verbo: SBIFARÀRI, spappolare, schiacciare, ridurre in poltiglia (derivato per similitudine con la consistenza molle del frutto). Ambedue i termini risalgono all’epoca romana; derivano, infatti, dal latino: 1. bifer, composto da bis (due volte) + fer (fero, fers, portare) > “che porta (produce, fruttifica) due volte”, a maggio-giugno (il fico fiorone) e poi in agosto (il fico normale). 2. “ficus + antiana” (leggi “anziana”), cioè primizio da antea, prima. P.S.
Per completezza, specifico che, in termini botanici, il fico non è un frutto, bensì un’infiorescenza, detta Siconio; in sintesi, un processo di fecondazione e impollinazione, definibile come una simbiosi che si è sviluppata tra l’albero del fico e una piccola vespa, la Blastophaga psenes. La simbiosi è tale che l’uno non potrebbe sopravvivere senza l’altra e viceversa.