L’arte che suggerisce. Siciliando incontra il maestro Nicola Liuzzo

L’arte che suggerisce, l’arte che emoziona. Un’emozione lieve, delicata, veloce come una pennellata. 

L’incontro con Nicola Liuzzo ha la stessa grazia e leggerezza, uno scambio di battute quasi accennate, bisbigliate.

Nicola Liuzzo, pittore, scultore, maestro incisore. La sua bottega e scuola, nel borgo medievale di Milazzo ha per anni accolto artisti con la sua stessa passione. Ed è con esponenti autorevoli come Michael Taylor e Jeffrey Dell che si è confrontato sulla sua personale tecnica sperimentale per la quale è stato ospite al Connecticut Collegee in America.

Lo incontriamo al Palazzo della Cultura di Messina dove è in corso la Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea e la preselezione per la XIII Biennale di Roma 2020.  Durante l’evento verrà insignito dal Professore Andrea Calabrò, direttore artistico della Galleria Xarte La Principina di Castroreale, del premio “La Principina 2019”, una menzione d’onore per l’encomiabile impegno artistico e didattico.

Nicola Liuzzo non lo sa, è una sorpresa. “Avrebbe fatto il diavolo a quattro” – ci racconta la figlia Eleonora – “le regole non gli sono mai piaciute”.

“Perché l’arte è libertà, è ciò che si ha dentro. L’arte non la puoi imbrigliare” – ripete Nicola.

Lo sguardo si posa sugli ultimi tenui acquerelli da lui realizzati. I fiori, gli oggetti di uso quotidiano, cose e luoghi che raccontano l’animo di un poeta, un poeta d’immagini che sa emozionare raccontando la vita e la terra che ama, la Sicilia, in modo limpido, diretto.

Lo stesso modo schietto in cui Nicola Liuzzo ti guarda quando si parla di arte e del ruolo dell’artista oggi. Allora il tono della voce si alza e lo sguardo s’accende ed è come se quell’emozione lieve diventasse tempesta.

“Perché l’arte è strumento e l’artista ha il dovere di indicare ciò che accade e anticipare la direzione da intraprendere”

Le celebri marionette di Nicola Liuzzo, ispirate ai burattini dell’Ottocento, manovrabili, inermi, in attesa che qualcun altro ne decida l’incedere, sono quasi un monito di ciò che l’uomo può ma non deve diventare.

Ed è proprio il maestro Liuzzo a ripetere le parole impresse sul frontone della facciata del Teatro Massimo di Palermo: ”  “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”.

Un avvenire in cui il maestro Liuzzo continua a credere, certo che l’uomo, essere dotato di intelligenza, ne preserverà bellezza e grazia proteggendolo dalla distruzione.

Il team Siciliando

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