Le interviste di Siciliando: Fabrizio Fazio, l’artigiano del tamburo

In bottega tutto comincia. In bottega l’artigiano crea e la materia si trasforma in arte.
Nella bottega di Fabrizio Fazio, artigiano del tamburo, alla materia e al genio dell’artista concorre il suono. Quello che ogni materiale crea. Materiali poveri come pelle di capra, legno, latta temperata che Fabrizio Fazio, trentunenne, ha imparato a plasmare con le sue mani dando vita a tamburi e tammorre.

Se a Fabrizio Fazio chiedi dei suoi tamburi l’entusiasmo è tangibile, la passione grande e ci si chiede come e dove, e soprattutto perché, ha cominciato a dedicarsi a questa arte.
Come ha avuto inizio questa avventura Fabrizio? Come ha scoperto questa passione?
Non sono un figlio d’arte. La passione mi è venuta che ero un bambino e il suono del tamburo mi piaceva proprio. Sono nato e cresciuto a Gangi, nelle Madonie, dove ci teniamo parecchio alle tradizioni. Sa che Gangi ha una tradizione centenaria legata al tamburo? Durante tutte le festività religiose, i “tamburinara” scendono in strada e suonano grandi tamburi imperiali adornati con i colori delle diverse confraternite. Ogni confraternita ha un abito ricamato a mano. “La rubrica” si chiama. Io sono un tamburinaro, lo dico con orgoglio e non perdo occasione per indossarne l’abito tradizionale e suonare il tamburo. La differenza rispetto al passato è che ora il tamburo sono capace di costruirlo.

Percussionisti come Mario Incudine, Ruggiero Mascellino, Giovanni Apprendi e Alfio Antico sono passati dalla bottega di Fabrizio Fazio “La capra canta”. Basta dare un’occhiata al suo sito artigianodeltamburo.net per farsi un’idea di quanti tamburi e tammorre in giro per il mondo siano stati creati nella sua bottega. Eppure ogni tamburo è diverso, un’opera d’arte, dal suono inconfondibile.
Come nasce un tamburo Fabrizio? In un’intervista al Giornale di Sicilia hai dichiarato che della capra non si butta via niente. La sua pelle è l’elemento base per le sue creazioni. Come la lavora?
E’ un lavoro che richiede tempo. Tanto tempo. Ed è vero, della capra non si butta via niente. Con le corna si fanno gli zufoli, con la pelle si dà forma al tamburo o lo si ripara. La pelle va conciata però. Ripulita con un rasoio e forbici da sartoria ed essiccata. Nel frattempo si lavora la cassa di legno su cui realizzo l’impugnatura e le asole per l’inserimento dei piattelli in latta temperata. Quando la pelle è pronta la fisso alla cassa con chiodini e spilli da legno. Spesso uso materiali di riciclo, la latta per esempio ed ovviamente ogni pelle ha colore, consistenza diversa. Ogni tamburo “suona” in maniera diversa, è come se avesse un’anima e ogni anima è unica e speciale.

Ha iniziato nel garage della nonna nei ritagli di tempo, studiando, sperimentando. Oggi è un artigiano riconosciuto ed apprezzato. Ci ha raccontato che, ancora oggi come ieri,  nulla è cambiato: la creazione dei suoi strumenti occupa le sue giornate, cuore e mente. La parola chiave può essere solo una: passione. Le piacerebbe insegnare a qualcuno quest’arte? Continuare a tramandarla?
Vorrei che quest’arte la conoscessero tutti. Che tutti sapessero quanto amore c’è dietro la creazione di un tamburo. So che la mia arte resterà coi miei tamburi in giro per il mondo. Ho una figlia. Appena 4 anni. Ma non le imporrei mai la mia passione. Ognuno deve trovare la sua. Come ho fatto io. Altrimenti non “vibra” bene. E’ come il suono del tamburo.

Quanto è importante raccontare la Sicilia attraverso le sue tradizioni?
Alle guide che portano il visitatore alla scoperta delle Madonie – Petralia Soprana e Sottana, Gangi, Geraci Siculo – e fanno un lavoro eccezionale, dico sempre: “Fate visitare le botteghe degli artigiani, non ci saranno per sempre. Custodiscono tradizioni e saperi che tutto il mondo dovrebbe conoscere. E’ una Sicilia antica, una Sicilia preziosa. La Sicilia di chi la ama e la racconta. Ognuno a modo suo.

E’ possibile visitare la sua bottega?
Certo. A me piace aprire bottega a chi apprezza il mio lavoro. E poi sono sempre qui. Mia moglie mi ci deve tirar via e spesso la minestra la mangio fredda. Mi basta un’idea, un’intuizione per mettermi all’opera, trovare i materiali giusti…

Il nome della sua bottega “La capra canta” è anche quello di un gruppo facebook da lei creato per gli appassionati di tamburo. Dallo strumento alla musica, dalla musica al piacere di condividere arte e cultura.
Musica e condivisione sono due parole che camminano sulla stessa via?
Non sarebbe possibile altrimenti. Almeno per me. Ogni tamburo è una buona occasione per condividere passione e conoscenza. E i social mi permettono di raggiungere tanta gente, un pubblico molto più grande. E ho amici ovunque con cui scambio opinioni e informazioni. Sui social, on line o in bottega.

Fabrizio Fazio vive e lavora a Gangi. La sua bottega “La capra canta” la trovate in corso Vitale 122. Sul sito artigianodeltamburo.net e sulla pagina facebook del maestro sono disponibili mail e numero di telefono.

Un grazie grande da parte di tutto il team Siciliando per questa intervista.